Verrà aperta una nuova finestra
  • Comunicazione

    9 giu 2026

    Il costo economico del gender gap: nel Nord Italia 177 miliardi di PIL persi ogni anno

    "DiversE”, la rubrica sulla parità di genere, diversità, equità ed inclusione nell’innovazione

Ilaria Farnè

Ilaria Farnè

Per anni la parità di genere è stata affrontata esclusivamente come una questione sociale, culturale o di diritti. Oggi i dati confermano l’impatto economico del gender gap. La “non parità” diventa un costo sostanziale e un freno per la crescita economica nazionale.

È questo il risultato dell’analisi della Fondazione Nord Est (Nota 5/2025) sul rapporto tra parità di genere ed economia. Lo studio stima l’impatto che avrebbe la piena uguaglianza nel mercato del lavoro in termini di occupazione, ore lavorate e retribuzioni ed il risultato è netto: il Nord Italia perde ogni anno 177 miliardi di euro di PIL discriminando le donne nel lavoro. Il dato colpisce soprattutto per un motivo: non riguarda un'economia marginale o poco sviluppata. Le perdite maggiori si concentrano proprio nelle regioni che trainano la crescita nazionale, nei territori più forti dal punto di vista industriale e occupazionale. La Lombardia guiderebbe la classifica con un incremento potenziale di 73,7 miliardi di euro di PIL in caso di piena parità, seguita dal Veneto con 31,5 miliardi e dall’Emilia-Romagna con 24,8 miliardi. Anche Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta registrerebbero aumenti significativi. Il caso dell'Emilia-Romagna è particolarmente interessante. Pur essendo una delle regioni con il più alto tasso di occupazione femminile in Italia, il divario resta significativo (13%), dimostrando come la crescita economica, da sola, non sia sufficiente a eliminare gli squilibri di genere.

Il report evidenzia il divario occupazionale quale principale fattore di perdita economica: troppe donne restano fuori dal mercato del lavoro oppure vi partecipano in maniera discontinua e precaria. A questo si aggiunge l’incidenza del part-time femminile, spesso involontario o generato dalle prevalenti responsabilità di cura. Seppur con incidenza minore secondo i risultati dell’analisi, un altro nodo strutturale è il gap  salariale. Come dimostrano i dati della Fondazione, anche nelle regioni economicamente più dinamiche, le donne percepiscono retribuzioni inferiori rispetto agli uomini e hanno minore accesso alle posizioni apicali e ai premi di produttività. Il gender gap, perciò, oltre all’ingresso nel mercato del lavoro è presente nella qualità dell’occupazione, nelle possibilità di carriera e nella stabilità economica nel lungo periodo. 

Un mercato del lavoro che esclude o penalizza una parte consistente della popolazione produce meno innovazione, meno crescita e minore competitività. L’analisi della Fondazione Nord Est mostra chiaramente  che la disparità di genere, oltre ad essere iniqua socialmente e inaccettabile culturalmente, rappresenta un costo economico concreto, misurabile e significativo

Se i numeri della Fondazione Nord Est sono corretti, la domanda non è più se il Paese possa permettersi di investire nella parità di genere, ma quanto costi continuare a rinviare questo investimento.

 

Rubriche DiversE è a cura di ART-ER - Claudia Ferrigno (coordinamento e proposta contenuti); Ilaria Farné (ricerca e redazione). Ideazione, grafica e contributi iniziali: Giusy Scaring